Ararat

Danza, sacro, video e tecnologia interattiva

Concept e regia: Davide Schinaia
Coreografia e danza: Barbara Martinini
Produzione: Maan ricerca e spettacolo / Ristoranti CINESI Tanztheater

Ararat 02

Ararat è un progetto di ricerca performativa nato dall’incontro tra due territori apparentemente lontani: la dimensione del sacro e le tecnologie interattive.

Al centro del lavoro c’è il corpo della danzatrice, non soltanto come presenza scenica, ma come fonte generativa di immagini e suoni. Attraverso un sistema di rilevamento del movimento basato su Kinect, i gesti vengono tradotti in dati capaci di modificare in tempo reale le componenti audiovisive della performance.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Davide Schinaia e la danzatrice e coreografa Barbara Martinini.

Uno dei nuclei concettuali del lavoro è il rapporto tra spazio sacro e spazio tecnologico. Il rito separa una porzione di mondo dal quotidiano e la trasforma in un luogo significativo. Anche il sistema di motion tracking richiede un perimetro preciso entro cui riconoscere il corpo.

Ararat Stage

La tecnologia necessita inoltre di una calibrazione: il performer assume una posizione iniziale attraverso la quale la macchina riconosce le articolazioni e stabilisce un centro di riferimento. Questo gesto tecnico è diventato una delle immagini generative del progetto: calibrarsi significa orientarsi, trovare un centro, costruire uno spazio separato.

Calibrazione

All’origine di Ararat c’è anche un ascolto: Dle Yaman, antico canto popolare armeno raccolto da Komitas. La melodia, eseguita al Theremin, ha aperto una rete di associazioni tra il monte Ararat, la cultura armena, Gurdjieff e la storia delle tecnologie che hanno cercato di collegare il movimento del performer a suoni, immagini e apparati scenici.

Il primo studio, della durata di circa undici minuti, era articolato in tre momenti: la calibrazione, gli animali sacri e il confronto fra sacro e profano. La coreografia di Barbara Martinini interagiva con tracce audio e video, costruendo un sistema in cui movimento, immagine e suono concorrevano alla stessa struttura drammaturgica.

Riguardato oggi, Ararat rappresenta un passaggio importante di una ricerca che continua nel mio lavoro attuale. Molto prima dell’ingresso dell’intelligenza artificiale generativa nella produzione audiovisiva, il progetto poneva già alcune domande centrali: come può il corpo generare immagini? Come può una tecnologia entrare nella drammaturgia senza ridursi a semplice effetto? Come possono movimento, suono e video diventare parti di un unico organismo scenico?

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